Luci e ombre: la bellezza tardogotica dei Musei Civici e del Castello Visconteo di Pavia

07/10/2026

Di Pavia abbiamo già parlato: piccola cittadina lombarda dalle numerose e piacevoli sorprese. In questo articolo ci soffermeremo nel dettaglio sui Musei Civici della città, che trovano spazio nell'immenso e meraviglioso Castello Visconteo, scoprendone storia e segreti nelle sue antiche e sagge mura, fra giochi di luci e dispetti di ombre, una bellezza tardogotica che non conosce tramonto.

Ieri

Costruito da Galeazzo II di Visconti tra il 1360 e il 1365, il Castello Visconteo di Pavia, seppur reduce da una turbolenta ed intricata storia, mantiene tutt'oggi intatta la suggestiva armonia del monumento originale, tra i più insigni dell'architettura tardogotica lombarda.

I primi anni dopo il trasferimento di Galeazzo nel Castello furono i più fiorenti. I suoi corridoi ospitarono le figure maggiormente in rilievo del tempo, come il famoso poeta Petrarca. Alla morte del visconte, il figlio decise di ampliare il parco, dedicandolo alla caccia e allo svago, e nel 1369 fece costruire la Certosa, un imponente mausoleo di famiglia adornato da affreschi realizzati dai pittori più illustri dell'epoca, purtroppo andati perduti.

Il palazzo, tesoriere delle ingenti ricchezze della famiglia viscontea, come la biblioteca di corte, uno scrigno di bellezza e sapere che ospitava più di mille volumi, vide il suo periodo di massimo splendore fino al 1413, quando l'ultimo erede, Filippo Maria Visconti, decise di tornare a Milano.

Dal 1450 al 1535 il ducato, e così il Castello, passarono sotto la guida della famiglia Sforza che cercò di riportarlo ai suoi anni di gloria. La testimonianza delle opere e dei lavori messi in atto dalla famiglia si deve a Gian Galeazzo Maria, che ne redasse dei documenti ufficiali, preziosi per conoscere la vera struttura originaria.

Nel 1499, con la caduta del Ducato, gran parte dei manoscritti della biblioteca furono trasferiti a Parigi da Luigi XVII°. Gli anni a seguire furono un succedersi di guerre e battaglie per accaparrarsi il dominio dei territori e del castello. Nel 1524 il parco divenne teatro della cattura di Francesco I, motivo per il quale nel 1527, in segno di vendetta, il conte Lautrec bombardò il lato settentrionale della struttura, che collegava la residenza ducale alla Certosa, distruggendolo per sempre.

Tra il 1535 e il 1859, si successero fra loro la dominazione austriaca, che nel 1815 convertì i sotterranei del castello in scuderie, e quella spagnola. Nei secoli successivi al 1706, la struttura divenne inoltre un arsenale militare, decretando così l'inizio ufficiale di un lungo periodo di disfacimento e decadenza.

È solamente dopo l'Unità d'Italia che si iniziò a valutare una riqualificazione e valorizzazione del Castello come patrimonio culturale e museale. Tuttavia, la presenza dei militari e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale ritardarono ogni progetto fino al 1920, anno in cui il monumento divenne ufficialmente pubblico e il comitato cittadino votò a favore di una restaurazione completa.

Nel 1924 iniziò la prima fase dei lavori: scalinate, merlature, finestrate, porticato, intonacature e problemi strutturali vennero man mano sistemati, conferendo il disegno architettonico che oggi possiamo ammirare. L'idea era quella di realizzare un luogo in cui luci ed ombre potessero giocare con la storia, accompagnando il visitatore in un percorso in cui arte e splendore fossero i veri protagonisti.

Nel 1932 la gestione della struttura passò dallo Stato al Comune di Pavia e la sua inaugurazione avvenne nel 1938 alla presenza del re Vittorio Emanuele III di Savoia. I lavori, seppur rallentati dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, continuarono fino al 1947, con l'allestimento delle prime sale del Castello a cui successero nel 1948 l'apertura dell'ala dedicata al Museo del Risorgimento, nel 1951 quella dedicata alla scultura romanica e rinascimentale e alla gestione dei reperti delle Cattedrali di Santo Stefano e Santa Maria del Popolo, abbattute per lasciare spazio al Duomo.

I Musei Civici di Pavia nascono dal nucleo di opere appartenute al marchese Luigi Malaspina di Sannazzaro, allestite inizialmente nell'attuale biblioteca civica Bonetta e solo in un secondo momento nel castello restaurato. È così che nel 1980 vide per la prima volta luce la Pinacoteca.

Oggi

Il percorso di visita si estende su tre livelli all'interno di sale che ancora conservano preziosi affreschi di età viscontea e sforzesca.

Piano Terra

Dopo aver varcato le porte dell'ingresso, del bookshop e della biglietteria, si accede direttamente nelle prime aree dedicate al museo:

  • la sezione Archeologica e Lombarda, nella quale è possibile ammirare reperti unici come il balsamario romano in forma di colomba, il Pluteo dei draghi e il Pluteo dei Pavoni da Santa Maria Teodote;

  • la sezione di Scultura Romanica e Rinascimentale: qui si trovano il Portale della chiesa di Santo Stefano e la Cerchia dell'Amedeo, Pietà.

Inoltre, a questo piano, si trovano anche la sala conferenze e la sala mostre temporanee.

Primo Piano

Il Primo Piano si articola delle seguenti aree:

  • la Pinacoteca Malaspina: qui è possibile ammirare alcune opere della collezione del Marchese Luigi Malaspina, fra le quali il Ritratto d'uomo, di Antonello da Messina, la Madonna col Bambino di Giovanni Bellini, il Cristo portavoce e monaci certosini di Bergognone e Pala Bottigella di Vincenzo Foppa;
  • la Sala del modello ligneo del Duomo;
  • la Pinacoteca del '600-'700, nella quale si può trovare il quadro Testa di orientale di Giandomenico Tiepolo;
  • la Sala del collezionista, di grafica ed arti applicate;
  • la Sala detta "della Battaglia di Pavia";
  • la Sala detta "Biblioteca di corte";
  • la zona interdetta al pubblico che ospita la Biblioteca, la Fototeca e gli Uffici.

Secondo Piano

Al Secondo e ultimo piano si trovano le seguenti sezioni:

  • il Museo del Risorgimento nel quale si trovano esposte le Giubbe garibaldine e il quadro di Federico Faruffini La battaglia di Varese;
  • la sala "Pavia e la Grande Guerra";
  • la sezione di Scultura moderna e Gipsoteca, nella quale è possibile ammirare il Ritratto di Pacifico Buzio, di Medardo Rosso, e il Trionfo di Alessandro Magno a Babilonia, di B. Thorvaldsen;
  • la Quadreria dell'800 con il quadro di Francesco Hayez, Accusa Segreta, e di G. Kienerk, L'enigma umano, trittico (Il dolore, Il silenzio, Il piacere);
  • la sala Civica e la Scuola di Pittura;
  • la Collezione Morone e Paesaggi pavesi del '900 con la Riflessione di G. Zandomeneghi;
  • l'Archivio fotografico Chiodini, non aperto al pubblico;
  • lo Spazio '900/2000. 

Per informazioni su orari e giorni di apertura, visita il seguente sito

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