La Certosa di Pavia: sfarzo e fede nelle campagne pavesi
La Certosa di Pavia è un sfarzoso mausoleo dinastico di origine viscontea che si estende fra i campi e le risaie della pianura pavese. Un monumento prestigioso, in cui rigogliosa spiritualità e sfarzo si uniscono tra loro dando origine a un complesso unico, testimone di bagaglio artistico e culturale inestimabile.
La storia della Certosa di Pavia

La storia della Certosa di Pavia vede la sua origine nel 1396 quando Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano e padre fondatore del castello visconteo della città di Pavia, piantò la prima pietra di un complesso di straordinaria bellezza, simbolo della ricchezza viscontea e sforzesca, la cui impresa costruttiva si prolungò di oltre un secolo, investendo numerose risorse e donando un pregio ineguagliabile. Un gioiello architettonico e artistico, simbolo della devozione delle famiglie milanesi.
La chiesa e il convento furono in origine affidati alla comunità certosina, un ordine di stretta clausura e profonda fede. Il complesso visse un periodo di profonda crisi durante i provvedimenti napoleonici del 1810. Dopo svariate vicissitudini, la gestione del complesso venne affidata dapprima, nel 1968 ai monaci cistercensi e successivamente al Ministero della Cultura. L'apertura al pubblico del museo, invece, avvenne inizialmente nel 1911, con l'allestimento coordinato da Beltrami; tuttavia, venne chiuso l'anno successivo per poi riaprire stabilmente soltanto nel 2008.
Il complesso di compone di diversi ambienti, così differenziabili: il Palazzo Ducale (oggi sede del Museo, della Pinacoteca e della Gipsoteca) e il Cortile d'Onore, le celle certosine, i Chiostri (grande e piccolo) e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie.
La Certosa oggi
Il Palazzo Ducale, sede della residenza estiva della famiglia Visconti-Sforza, noto anche come antica forestiera, è un elegante palazzo caratterizzato da una successione lineare di finestre affacciate sul grazioso Cortile d'Onore.
Oggi il palazzo è la sede del museo che si articola su due piani. Al piano terra è possibile trovare la Gipsoteca, un ampio spazio che ospita più di 260 calchi in gesso ricavati da opere scultoree recuperate da varie zone della Certosa, in particolare dalla facciata della basilica e dagli elementi in cotto dei chiostri. Al primo piano si trovano i diversi ambienti della Pinacoteca; tra di essi, si evidenziano: una sala dedicata ai ritratti e alla genealogia della famiglia Visconti-Sforza; un'altra che ospita gli affreschi staccati dal Chiostro Grande; due sale interamente allestite dai marmi e dalle sculture provenienti dal complesso; infine, un piccolo Studiolo che riporta un meraviglioso affresco risalente al Cinquecento.

Celle e Chiostri

Nella comunità certosina, le celle rappresentavano l'elemento caratterizzante della vita eremita. Isolati nella propria abitazione, i monaci svolgevano gran parte delle proprie attività quotidiane in completa solitudine. Ogni cella era contraddistinta da una lettera dell'alfabeto affidata a un solo monaco. La struttura era tradizionalmente dotata di una stanza a cui si accedeva da un disimpegno; qui si trovava, in via eccezionale, un primo piano, abitabile con laboratorio, riscaldati da un camino a legna. L'abitazione disponeva, inoltre, di un giardino privato esterno e un pozzo.
Alcune di queste celle sono oggi visitabili passando per i due Chiostri, uno piccolo e uno grande, anch'essi visitabili.
Il Chiostro piccolo presentava un giardino centrale e decorazioni in terracotta, come il lavabo posto all'ingresso del refettorio; cuore della vita comunitaria, da qui i monaci accedevano al refettorio, alla sala capitolare e alla biblioteca.
Il Chiostro grande, noto anche come Galilea, rappresentava il fulcro della vita eremita certosina. Lungo circa 125 metri, da qui si accedeva alle 24 celle dei monaci. Il porticato consentiva il passaggio tra le abitazioni e gli spazi di vita comunitaria, come la chiesa, il refettorio e il capitolo. Nel quadrante nordest si trovava, in origine, il cimitero della comunità.
Santa Maria delle Grazie
La chiesa di Santa Maria delle Grazie, costruita per volere di Gian Galeazzo Visconti nel 1396, fu ufficialmente consacrata il 03 maggio 1497. La struttura prevede una pianta a tre navate con volte a croce, arricchita da imponenti ed importanti decorazioni realizzate dai maggiori esponenti del panorama artistico e pittorico a cavallo tra il Rinascimento e l'epoca Barocca lombarda, tra i quali il Bergognone, il Perugino e Bernardino Luini.
La chiesa è inoltre arricchita da un gruppo di tredici vetrate policrome, realizzate dai migliori maestri vetrai, mentre alla pianta si aggiungono 14 cappelle laterali riccamente decorate.
L'interno della basilica ospita il monumento funebre dedicato al fondatore, Gian Galeazzo Visconti, e la celebre tomba in marmo contenente le reliquie di Ludovico Il Moro e Beatrice d'Este.

Informazioni utili per la visita
Il complesso monumentale della Certosa di Pavia aderisce al progetto Musei Polisensoriali per il superamento delle barriere che precludono l'accesso al patrimonio culturale per persone con disabilità sensoriale o cognitiva.
Il biglietto ha un costo di 10€, eccetto riduzioni o esenzioni previste per legge, come l'iniziativa statale "Domenica al Museo". Prezzi e orari possono essere consultati al seguente sito.
Il parcheggio più comodo dista a circa 300 metri dall'ingresso ed è direttamente collegato al complesso museale tramite un viale alberato pedonale che conduce direttamente al Cortile d'Onore. Le strisce sono blu, a pagamento e la durata consigliabile della visita è di circa 1 ora, massimo 1 ora e mezza.




